Illuminismo e Neoclassicismo

Durante il periodo che va dalla fine del 700 agli inizi dell’800 le scoperte di Galileo, nonché la diffusione del pensiero scientifico e delle varie macchine per alleviare il lavoro degli operai, alimentarono la convinzione che la scienza avrebbe potuto migliorare la vita dell’uomo. Le varie macchine portarono alla Rivoluzione Industriale e all’Urbanesimo, per cui le campagne si spopolavano mentre si creavano nuclei urbani sempre più consistenti attorno alle fabbriche. La classe sociale che approfittò della rivoluzione non fu, come in passato, l’aristocrazia, bensì la classe borghese. Le condizioni di vita del proletariato (così chiamato perché la forza lavoro della prole era l’unica cosa in loro possesso) erano invece pessime, con la mancanza nelle periferie in cui abitavano di un sistema fognario, di cibo e la presenza di innumerevoli malattie; ciò portò, tra il 1815 e il 1848, alla nascita del socialismo. Dall’altro canto vi era un crescente ottimismo, che si manifestava con la fiducia di scacciare le tenebre dell’ignoranza e della superstizione con il lume della ragione (da cui il nome con cui si indica questo periodo). L’opera che maggiormente diffuse le idee Illuministiche fu la Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, diretta dal filosofo Diderot e dal matematico d’Alembert; il primo dei 28 volumi uscì nel 1751, l’ultimo nel 1772. Questa opera alimento il bisogno di libertà ed eliminazione dei soprusi, che i vari sovrani d’Europa seppero accogliere concedendo varie riforme; ciò non avvenne invece in Francia, il che portò, nel 1789, alla Rivoluzione.

Sul piano artistico si manifestò il Neoclassicismo (termine che nacque a fine 800 con intento spregiativo per indicare un’arte fredda e accademica), con il rifiuto degli eccessi del Barocco e del Rococò, espressione delle vecchie classi dominanti, e con un interesse crescente nei confronti dell’antichità classica e soprattutto della Grecia, nelle cui poleis ci furono le prime espressioni di libertà personale. Questo ritorno al passato fu dovuto anche agli scavi di Pompei ed Ercolano, che riportavano alla luce abitazioni e opere d’arte rimaste sepolte per 17 secoli dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Ciò alimentò la passione per l’antico, che non si era mai spenta dopo il Rinascimento, e che viene ben rappresentata nella tela di Johann Zoffany raffigurante La bibilioteca di Charles Townley al n. 7 di Park Street a Westminster, in cui sono concentrate le varie opere che Townley aveva nella sua abitazione londinese.

Johann Zoffany – La biblioteca di Charles Townley

Il movimento neoclassico trovò in Roma un importante centro di ispirazione; il teorico di questa corrente artistica fu Johann Joachim Winckelmann. Giunto nella Capitale nel 1755, lavorò come bibliotecario, per poi passare al servizio del Cardinale Albani, uno dei maggiori collezionisti dell’epoca, presso la sua villa sulla Salaria. Qui poté concludere la Storia dell’arte nell’antichità, pubblicata nel dicembre 1763; in questa opera, per la prima volta la storia dell’arte antica viene analizzata sia dal punto di vista cronologico che estetico (anche se quest’ultimo criterio influenzò poi in maniera negativa gli sviluppi dell’archeologia, in quanto i vari reperti che si ritrovavano non corrispondevano ai canoni neoclassicisti descritti da Winckelmann). Già nel 1755, nei Pensieri sull’imitazione dell’arte greca, lo scrittore aveva teorizzato che il buon gusto era nato in Grecia, e ogni volta che ci si era allontanati da quella terra se ne era perso qualcosa; bisognava, pertanto, imitare quel modello: bisogna però fare attenzione a non confondere l’imitazione con il copiare, azione che, a differenza della prima (in cui ci si ispira a un modello per produrre comunque un qualcosa di nuovo) è fortemente limitativa. Esso incitava al ritorno della perfezione e delle proporzioni, ad esempio con la ripresa dei canoni policletei: testa 1/8 del corpo, linee di spalle e bacino inclinate, un piede in posizione più avanzata rispetto all’altro, chiasmo tra arti superiori e inferiori. Inoltre in una scultura neoclassica non bisogna mai raffigurare emozioni forti, in quanto l’anima è grande e forte “solo in istato d’armonia, cioè di riposo”, nel momento immediatamente precedente o successivo all’azione emotivamente carica. Sono riconosciuti come valori anche il contorno ed il drappeggio (il che porterà ad una grande attenzione per la linea di contorno e per il disegno), ed il modello a cui guardare per ispirarsi nella pittura doveva essere Raffaello, il più classico tra gli artisti del Rinascimento.

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