Dal Congresso di Vienna all’unità di Italia

1.   IL  PERIODO  DELLA  RESTAURAZIONE



1.1. Il Congresso di Vienna

Dopo l’abdicazione di Napoleone si riunì a Vienna nell’ottobre 1815 un Congresso  al quale parteciparono i più potenti sovrani ed uomini politici d’Europa,che rappresentavano l’Austria,la Francia,l’Inghilterra,la Russia e la Prussia. Il Congresso si proponeva di restaurare (ossia ristabilire) in Europa la situazione politica precedente alla Rivoluzione Francese,dopo gli sconvolgimenti provocati da Napoleone. Per questo motivo il periodo che segue dal 1815 al 1830 fu poi detto Eta’ della Restaurazione. Il Congresso si ispirò ad alcuni principi.: a) il principio di legittimità  per cui gli stati venivano ridati ai legittimi sovrani. b) il principio di equilibrio tra le grandi potenze al fine di favorire la pace.  c) il criterio di costituire intorno alla Francia una barriera di  Stati cuscinetto per impedire il ritorno di ambizioni francesi di dominio sull’Europa.

Il Congresso di Vienna, anche se è vero che assicurò all’Europa un periodo di pace,non tenne però in nessun conto la volontà dei popoli e il principio di nazionalità diffusosi dopo la Rivoluzione Francese. Popoli e Stati furono trattati come merci.



1.2. La Santa Alleanza

Nel Settembre 1815 gli imperatori di Russia ed Austria ed il re di Prussia  avevano stipulato il patto della Santa Alleanza che impegnava i sovrani ad aiutarsi reciprocamente in nome della fratellanza cristiana; in realtà questo patto nascondeva precisi fini politici, affermando il principio di intervento per il quale  gli stati contraenti erano autorizzati ad intervenire militarmente ogniqualvolta delle insurrezioni minacciassero la sistemazione data  all’Europa dal Congresso di Vienna.


1.3. Il governo dei sovrani “restaurati”

I sovrani “restaurati”, convinti di poter cancellare gli anni della dominazione francese e le idee da essa diffuse, come se non fossero mai esistite, ristabilirono l’assolutismo monarchico ed i privilegi della nobiltà e del clero. Furono abolite tutte le libertà civili , come la libertà di opinione,di parola e di stampa, la libertà di associazione e di riunione. Fu instaurato un regime di controllo poliziesco contro ogni forma di opposizione ed una rigida censura contro tutte le pubblicazioni che contenessero idee rivoluzionarie.


1.4. L’Italia dopo il Congresso di Vienna

a)   Sistemazione politica .   L’Italia fu  divisa in numerosi stati,la maggior parte dei quali sotto il controllo diretto o indiretto dell’Austria :

REGNO DI SARDEGNA (Piemonte,Liguria,Sardegna) sotto  la dinastia dei SAVOIA. Era l’unico stato relativamente autonomo,anche perchè era uno degli stati “cuscinetto” posto a controllo dei confini della Francia. Ad esso era stata annessa la scomparsa Repubblica di Genova.

REGNO LOMBARDO-VENETO sotto il dominio diretto dell’Austria, governato da un vicerè. Ad esso  era stata annessa la scomparsa  Repubblica Veneta.

DUCATO DI PARMA E PIACENZA governato da Maria Luisa d’Austria,moglie di Napoleone e figlia dell’imperatore d’Austria.

DUCATO DI MODENA E REGGIO governato da Francesco IV d’Asburgo-Este.

GRANDUCATO DI TOSCANA governato da Ferdinando III d’Asburgo-Lorena

STATO DELLA CHIESA (Lazio,Umbria,Marche,Romagna) restituito al Papa Pio VII che riconosceva all’Austria il diritto di controllo sul suo territorio.

REGNO DELLE DUE SICILIE (Italia Meridionale) sotto Ferdinando I di Borbone che aveva  stretto con l’Austria un patto di alleanza.

b) Situazione economica .  L’Italia continua ad essere un paese essenzialmente agricolo. La progressiva scomparsa del sistema feudale provoca da una parte  il diffondersi della proprietà borghese e dall’altra la perdita di assistenza da parte del loro signore per i contadini  ed il peggioramento delle loro condizioni di vita.  Intanto verso la metà del sec.XIX si ebbero nell’Italia del Nord i primi segni della Rivoluzione Industriale ostacolata però

  1. dal frazionamento politico che  dava luogo alla presenza di dogane,le quali provocavano un aumento dei costi delle merci e nello stesso tempo impedivano la costruzione di ferrovie attraverso i vari stati.

  2. dall’Austria  che  impose gravi oneri fiscali ed impedì l’importazione di macchine a vapore dall’Inghilterra subordinando lo sviluppo industriale dell’Italia a quello  dei paesi al di là delle Alpi. Pertanto il Risorgimento ebbe anche un aspetto economico: infatti unità d’Italia  e indipendenza dall’Austria significava per la borghesia  fare dell’Italia un paese industriale e realizzare un mercato unico,abbattendo le  barriere  doganali e costruendo ferrovie.


1.5. L’opposizione alla Restaurazione

a)  IL  ROMANTICISMO  : è un movimento culturale che si sviluppa in Europa agli inizi del 1800. A differenza dell’Illuminismo  che sottolineava la ragione, i Romantici sostengono l’importanza del sentimento. Mentre la ragione rende  uguali gli uomini, il sentimento li diversifica: per i Romantici ogni individuo è diverso dagli altri,ha un suo modo di sentire,una sua storia. Come ogni individuo si distingue,così anche ogni  nazione  ha sue caratteristiche,una sua storia per cui si distingue dalle altre. Si afferma così il  principio di nazionalità.  Ma sia un individuo che uno stato per esprimersi  hanno bisogno di  libertà  e questo  principio  di libertà passerà dal campo culturale a quello politico,per cui i Romantici finiranno per coincidere con i liberali,che vogliono libertà ed indipendenza dall’Austria.

b) IDEOLOGIE  POLITICHE  CONTRARIE ALL’AUSTRIA

Liberali            Monarchia    costituzionale

          moderati         Libertà ma non uguaglianza    ( Suffragio ristretto )


          Liberali            Repubblica

          democratici     Libertà e uguaglianza  –   Sovranità popolare    (Suffragio universale )


c)  CLASSI SOCIALI CONTRARIE ALL’AUSTRIA

1)  Ex -ufficiali          che avevano fatto carriera al tempo di Napoleone ed ora si vedevano  sostituiti dai n
2)  Borghesi             ostacolati nello sviluppo delle industrie dall’Austria e nei commerci dalle dogane
3)  Intellettuali          vogliono la libertà di espressione proclamata dal Romanticismo

d)   SOCIETA’  SEGRETE

I liberali per sfuggire alla sorveglianza della polizia che considerava pericolose le loro idee  furono costretti a riunirsi in  società  segrete  i cui affiliati si ritrovavano di nascosto  per cospirare contro  lo stato. La più importante in Italia fu la  Carboneria.  Membri delle società segrete erano gruppi ristretti di borghesi. Le massa popolari non vi partecipavano, né i liberali si curavano di diffondere tra il popolo le loro idee, per questo poi molti moti falliranno.


2.  I  MOTI  DEL  1820 \ 21 E  DEL  1830 \ 31


Per opera delle società segrete scoppiarono in Italia ed in Europa due ondate di moti rivoluzionari

   a)  I MOTI DEL 1820 \ 21

SPAGNA                                          :  fallisce per l’intervento della S.Alleanza

ITALIA (Napoli-Piemonte)                :        “       “            “            “             “

GRECIA                                           :   ottiene  l’INDIPENDENZA DALL’IMPERO TURCO  grazie

                                                           all’ appoggio di Inghilterra e Russia

   b) I MOTI DEL 1830 \ 31

FRANCIA                                         :   sale al trono LUIGI FILIPPO D’ORLEANS che instaura una

                                                            MONARCHIA COSTITUZIONALE

BELGIO                                           :    ottiene l’indipendenza dalla Olanda e diventa una

                                                            MONARCHIA COSTITUZIONALE (appoggio Francia -Ingh.

POLONIA                                         :   Fallisce per l’intervento della S.Alleanza

ITALIA(Modena-Romagna)              :         “                    “                            “

   c) CONSEGUENZE

Al fallimento dei vari moti seguì la repressione con arresti,processi e condanne.

Dopo i moti del 30\31 l’Europa è divisa in due parti:

–   a Occidente  : MONARCHIE COSTITUZIONALI  ( Inghilterra, Francia, Belgio )

–   a Oriente      :  MONARCHIE ASSOLUTE           ( IMPERO Austriaco, Turco, Russo )



3.  GIUSEPPE  MAZZINI


Nel Luglio 1831 Giuseppe Mazzini,un giovane carbonaro genovese esule in Francia,fondò una nuova società la Giovane Italia,segreta quanto al nome degli aderenti,ma pubblica nel programma. Il Mazzini rivolse diverse critiche alla Carboneria : 1) eccessiva segretezza dei programmi  2) diversità di propositi tra i vari gruppi: chi voleva la monarchia costituzionale,chi l’indipendenza,chi la repubblica  3) mancato coinvolgimento e partecipazione del popolo ai moti.

Il suo programma era una  Italia indipendente, unita, repubblicana  per la quale tutto il popolo doveva lottare. L’idea mazziniana di popolo era molto più ampia di quella dei liberali moderati,che con questa parola si riferivano solo alle persone provviste di una certa ricchezza e cultura.Per Mazzini,che era un democratico, il popolo era costituito da tutti anche i poveri e gli ignoranti.

Non teneva però conto del fatto 1)che non esisteva un unico popolo italiano 2)che il popolo era formato soprattutto di contadini molto poveri disposti a ribellarsi solo per il possesso della terra che lavoravano e non per delle idee. Infatti le insurrezioni organizzate dal Mazzini  ebbero un esito disastroso ed il popolo rimase del tutto estraneo.



4. I  MODERATI


Dopo il fallimento dei moti mazziniani l’iniziativa passò ai liberali moderati che erano contrari alle rivoluzioni e pensavano che si potessero ottenere concessioni dai sovrani attraverso riforme come l’unione doganale e di pesi e monete e le ferrovie. Tra questi Vincenzo Gioberti che propone una confederazione di stati italiani  presieduta dal papa .Il programma moderato di Gioberti incontrò grande favore presso la borghesia ed i cattolici,spaventati dalle rivoluzioni mazziniane,anche se aveva il difetto di non considerare il problema dell’Austria (Gioberti pensava che l’Austria avrebbe potuto rinunciare all’Italia in cambio di compensi nella penisola balcanica  resi possibili dalla decadenza dell’impero turco).



5. RIFORME  E  COSTITUZIONI                                                              


Quando nel 1846 diventò papa PIO IX sembrò che il programma di Gioberti si realizzasse: infatti egli concesse alcune riforme come la consulta di stato (una specie di parlamento laico) e la guardia civica formata da volontari.L’entusiasmo popolare fu grande in tutta Italia e costrinse Ferdinando ii re di Napoli  a concedere addirittura la Costituzione (Febbraio 1848).Dovettero seguire il suo esempio anche Carlo Alberto di Savoia con lo Statuto Albertino (Marzo 1848) ,il Granduca di Toscana e il papa. Nelle costituzioni italiane i poteri furono distribuiti tra la monarchia ed un Parlamento,formato da un Senato di nomina regia e da una Camera dei Deputati elettiva.Il numero degli elettori era però limitato dal censo e dal grado di istruzione.Nel Regno di Sardegna su 5.ooo.ooo di abitanti  ebbero diritto al voto 82.570 cioè meno del 2%.Restava esclusa la maggioranza della popolazione,contadini,operai,piccolo borghesi e naturalmente le donne.



6. IL  1848  IN EUROPA  ED IN  ITALIA


Il 1848,preceduto da anni di cattivo raccolto che portarono una grave crisi economica, fu l’anno delle rivoluzioni  in Europa,che chiedevano costituzione, unità nazionale, indipendenza : in                                     Francia (Repubblica con suffragio universale maschile poi rovesciata dalla borghesia) in Germania ,in Prussia ed anche a Vienna ed in seguito in Italia il 17\3 a Venezia che proclamò la repubblica ed il 18 a  Milano (5 giornate) dove gli Austriaci dovettero abbandonare la città.



7. LA  PRIMA  GUERRA DI  INDIPENDENZA


Gli insorti lombardi chiesero a Carlo Alberto di dichiarare guerra all’Austria.Egli esitava ,ma poi il timore che a Milano si formasse una repubblica lo fece decidere ad intervenire (23 marzo 1848).Manifestazioni popolari costrinsero anche i sovrani degli altri stati ad inviare volontari e truppe regolari;ben presto però diffidenze e sospetti reciproci ostacolarono la condotta della guerra:Carlo Alberto abbandonato dagli altri sovrani fu sconfitto e dovette abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II(Marzo 1849).



8. LA  REAZIONE DOPO LA FINE DELLA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA


Mentre la reazione trionfava nel resto d’Europa, anche in Italia gli ultimi centri di resistenza rivoluzionaria, Roma e Venezia, vennero schiacciati.Gli anni che seguirono la sconfitta del 1848\49 furono contrassegnati in tutta Italia da un ritorno dei vecchi regimi: dovunque numerosi patrioti furono condannati a morte o all’ergastolo, le costituzioni furono ritirate. Unica eccezione fu il Piemonte di Vittorio Emanuele II, il quale, nonostante le pressioni dell’Austria, conservò lo Statuto.

9.1. CAMILLO CAVOUR   A partire dal 1852 (e poi quasi ininterrottamente per molti anni) fu presidente del consiglio dei ministri il piemontese Camillo Benso conte di Cavour. Il conte di Cavour era un liberale moderato, e sosteneva una politica di riforme.

Aveva viaggiato molto in Svizzera, Francia,  Belgio, Inghilterra, cioè nei paesi più progrediti d’Europa, e si era convinto che il progresso politico doveva andare di pari passo col progresso economico. Perciò, di venuto ministro, volle fare del regno Sardegna un paese moderno. Per sviluppare  l’economia firmò trattati di libero scambio con altri paesi, costruì canali, strade, ferrovie (nel 1859 il Piemonte aveva 807 chilometri di linee fer roviarie, più di ogni altro stato italiano), fe ce di Genova il primo porto d’Italia.


9. 2. LA GUERRA Dl CRIMEA    Ma soprattutto, grazie a Cavour, il piccolo regno di Sarde gna poté ottenere le alleanze di cui aveva bisogno per combattere contro l’Austria.

L’occasione fu offerta dalla guerra di Crimea (la Crimea è una penisola sul mar Nero), scoppiata fra impero russo e impe ro ottomano. Temendo che la Russia si rafforzasse troppo, Francia e Inghilterra presero le parti della Turchia. A fianco del le truppe franco-inglesi anche il Piemonte  inviò 18 000 uomini, benché non avesse nessun interesse diretto in quelle terre lon tane.  Ma  la partecipazione al conflitto per mise a Cavour di intervenire al congresso di Parigi, che si tenne nel 1856, dopo la sconfitta della Russia.

In questa conferenza internazionale Ca vour poté esporre il problema italiano – che i giornali inglesi, francesi e tedeschi resero noto all’opinione pubblica di tutta Europa – e gettò le basi di un’alleanza con Napoleone, l’imperatore dei Fran cesi, che aveva tutto l’interesse ad aiutareil Piemonte, per ridurre il potere dell’Au stria.

9. 3.  LE REAZIONI DEI PATRIOTI  Le iniziati ve diplomatico-militari di Cavour furono sostenute da tutti i liberali moderati ed an che da molti democratici ed ex-mazziniani, disposti a sacrificare l’ideale repubblicano e a continuare la lotta, con maggiori possi bilità di successo, a fianco del Piemonte monarchico. Fra quelli che si accostarono alla monarchia sabauda ci fu, ad esempio, Garibaldi.


9.4  GLI ACCORDI DI  PLOMBIÈRES    Intanto, nel luglio 1858, Cavour e l’imperatore con clusero un accordo segreto a Plombières, una cittadina termale della Francia: Napo leone III si impegnò ad aiutare militarmen-te il Piemonte in una guerra contro l’Au stria, purché fosse l’Austria ad attaccare per prima. Dopo la vittoria sarebbe sorto un regno dell’Alta Italia (comprendente il Piemonte, il Lombardo-Veneto, Parma, Mo dena e la Romagna). In compenso dell’aiu to prestato, le regioni di Nizza e della Sa voia, appartenenti entrambe al regno di Sardegna, sarebbero passate alla Francia. Si trattava ora di provocare l’Austria perché dichiarasse la guerra. Il re Vittorio Emanuele cominciò con l’affermare in un discorso al parlamento che il Piemonte non era insensibile al grido di dolore di tanti Italiani oppressi che chiedevano li bertà e indipendenza. Intanto, con il  pretesto di compiere esercitazioni, venivano am massate truppe sul confine del Lombardo  – Veneto.  L’Austria, allarmata, ordinò al Pie monte di disarmare e, poiché ciò non av venne, il 26 aprile 1S59 l’ Austria dichiarò guerra al Piemonte : era la seconda guerra d’indipendenza.

10.1. LA SECONDA GUERRA D’INDIPEN DENZA  Ancora una volta accorsero mi gliaia di volontari da ogni parte d’Italia: quindicimila andarono a formare il corpo dei Cacciatori delle Alpi. che si batté vittoriosamente al comando di Garibaldi. Giungeva intanto l’esercito francese che era molto più numeroso di quello del Pie monte. Napoleone III assunse il comando delle operazioni e vinse gli Austriaci a Ma genta, in Lombardia: ai primi di giugno l’imperatore e Vittorio Emanuele II entraro no a Milano, fra l’entusiasmo della popola zione. Di lì a poco gli Austriaci. che tenta vano la rivincita, furono nuovamente bat tuti a Solferino (dai Francesi) e a San Martino (dai Piemontesi).

Intanto la Toscana, i ducati di Parma e di Modena e la Romagna avevano cacciato i loro sovrani e chiedevano l’annessione, cioè l’unione al regno di Sardegna. Queste richieste però erano in contrasto con i pia ni di Napoleone III, che voleva mettere so vrani amici sui troni dell’Italia centrale, e preoccupavano moltissimo i cattolici fran cesi, timorosi per la sorte dello stato ponti ficio. Napoleone allora decise di porre fine alla guerra all’insaputa oli Vittorio Emanue le e concluse con l’Austria l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859). Con esso la Lombardia veniva ceduta a casa Savoia; il Veneto invece restava ancora in mani au striache.


10.2. LE ANNESSIONI Ma Toscana, Emilia e Romagna, che sarebbero dovute tornare ai sovrani cacciali, rifiutarono di sottomettersi e si prepararono a resistere con le ar mi. Nel marzo 1860 i governi provvisori in dissero dei plebisciti per decidere l’annes sione al Piemonte: a schiacciante maggio ranza le popolazioni votarono per l’unio ne con il Piemonte.Poco dopo, plebisciti simili deliberaro no il passaggio alla Francia di  Nizza  e  della Sa voia.



11  SPEDIZIONE DEI MILLE  E  REGNO D’ITALIA


In seguito alla seconda guerra di indipendenza il Regno di Sardegna si era molto ingrandito e comprendeva Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana.

Il processo di unificazione continuò con la Spedizione dei Mille (Maggio 1860)  guidata da  Garibaldi.  Il Cavour non vedeva di buon occhio l’iniziativa perchè ideata e  diretta da un ex mazziniano, il quale non nascondeva le sue simpatie repubblicane,ma non riuscendo ad impedirla,pensò di servirsene. Dopo aver conquistato il Regno delle due Sicilie,Garibaldi si proponeva di continuare la sua marcia vittoriosa fino a. Roma,ma questo suo progetto fu vivamente ostacolato dal Cavour, il quale, temendo la formazione di una repubblica, cominciò a premere perchè Garibaldi  facesse votare alle popolazioni meridionali l’annessione al Piemonte. Infine per evitare l’intervento francese in difesa del papa,col consenso di Napoleone III, inviò ad occupare le Marche e l’Umbria nello Stato Pontificio un esercito al comando dello stesso re Vittorio Emanuele II.  Intanto venivano indetti i  plebisciti che decisero l’annessione  al Piemonte del Regno delle due Sicilie,delle Marche e dell’Umbria.

Il Regno di Sardegna comprendeva ormai quasi tutta la penisola : mancavano solo il Veneto, sotto il dominio austriaco e il Lazio con Roma. Il 17 Marzo 1861 il Parlamento di Torino proclamava Vittorio Emanuele II re d’Italia. Capitale del nuovo  regno di Italia  restava Torino.



12.  IL COMPLETAMENTO DELL’UNITA’ D’ITALIA                  


La questione del Veneto venne risolta  nel 1866 con la terza guerra di indipendenza grazie all’alleanza con la  Prussia  che sconfisse l’Austria. L’unica vittoria italiana fu di Garibaldi in Trentino. L’Italia ottenne il Veneto,ma non il Trentino e  il Friuli-Venezia Giulia.

Dopo due tentativi di Garibaldi,la questione romana venne risolta nel 1870 : dopo che Napoleone III, il difensore del papa, fu sconfitto dalla Prussia a Sedan, un reparto dell’esercito italiano riuscì ad entrare in Roma attraverso la “breccia di Porta Pia”. Un plebiscito sancì poi l’annessione di Roma e del Lazio all’Italia.La capitale fu trasferita a Roma e si votò la “legge delle guarentigie”, destinata a fornire garanzie di indipendenza alla Santa Sede.  Il papa però non accettò questa legge  e si considerò prigioniero di uno stato illegale; scomunicò i Savoia e proibì  di partecipare alla vita politica del nuovo stato ai cattolici che non furono pertanto rappresentati in Parlamento.

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