Caravaggio

IL CARAVAGGIO
Nato Michelangelo Merisi, era di indole alquanto violenta: dopo aver ucciso un uomo fu condannato a Roma, scappò in Sicilia, vagò per il Mediterraneo, e quando finalmente ricevette la grazia morì a Porto Ercole. Era un uomo lussuoso e prepotente. Per quanto riguarda la formazione il suo maestro, Cavalier d’Arpino (pittore romano) gli insegnò a dipinger le nature morte.

CANESTRA DI FRUTTA

Non vi è profondità spaziale, eccetto la sporgenza del canestro dal tavolo. La cesta è disposta in basso per dare più respiro. Lo sfondo è privo di rilevanza, ed è tutto dello stesso colore per far meglio risaltare il soggetto principale. La frutta non è perfetta, ma possiamo notare che ha delle ammaccature, e non viene pertanto idealizzata; vi è quindi un forte realismo, tipico di Caravaggio.
C’è anche quello che viene definito “memento mori”, un richiamo alla brevità della vita.
Il tavolo ci fa intuire lo spazio, e la luce gioca un ruolo fondamentale in quanto dà vita agli intrecci della canestra.

BACCO

Si pensa che sia un suo autoritratto da giovane. C’è un rapporto cromatico tra il chiaro di Bacco e lo scuro dello sfondo, opposto a quello della canestra. Il realismo è sempre presente (bollicine nella brocca di vetro). La natura morta in primo piano è molto studiata e particolareggiata. C’è una grande abbondanza di panneggio.

CAPPELLA CONTARELLI
Dipinge tre opere su tela, incentrate sula figura di San Matteo, commissionategli dai preti della chiesa (San Luigi dei Francesi).

SAN MATTEO E L’ANGELO

Venne subito scartata, in quanto San Matteo era rappresentato scalzo e quasi analfabeta (si faceva aiutare dall’angelo nella lettura); venne pertanto considerato indecoroso. Venne pertanto realizzata un’altra tela, in cui l’angelo scende dal cielo, e suggerendo il vangelo a Matteo vede il suo ruolo molto ridimensionato. L’apostolo ha anche l’aureola, è sempre scalzo ma questa volta i piedi sono meno visibili e sono posti in secondo piano. La profondità è data dallo sgabello un po’ traballante. La luce dà importanza all’angelo e a San Matteo. Si può notare la sinteticità di Caravaggio, in quanto ci sono solo due soggetti.

VOCAZIONE DI SAN MATTEO

L’interno rappresentato è squallido, così come la figura di Matteo, rappresentato come un esattore delle tasse. La luce è immaginaria, e dietro troviamo Gesù (in piedi con la maglia rossa), parzialmente coperto da San Pietro, e che si trova sotto il cono di luce; ciò non venne accettato di buon grado, in quanto era messo allo stesso livello degli altri personaggi. Gesù chiama Matteo, e lo illumina, assieme a tutta la stanza. Gli altri personaggi sembrano non accorgersi nemmeno delle presenza divine. L’evento, cronologicamente collocato ai tempi di Gesù, è integrato da elementi del periodo del pittore, come ad esempio gli abiti, forniti di piume, spadini e pellicce.
Lo sfondo, anche se non più monocromo, è comunque buio e scarno; manca pertanto una marcata profondità spaziale. La mano di Gesù è simile a quella dell’Adamo di Michelangelo, nella cappella Sistina. Lo spettatore sembra quasi essere invitato al tavolo, accanto al quale troviamo uno sgabello tipico del tempo, come quello che avevamo avuto modo di vedere in “San Matteo e l’angelo”.

IL MARTIRIO DI SAN MATTEO

In questo dipinto San Matteo è raffigurato mentre si fa uccidere durante la celebrazione della messa. La luce è molto importante, in quanto si concentra sulla scena più importante, quella dell’assassinio, andando ad affievolirsi man mano che si va verso i bordi, raccontandoci in tal modo la storia. C’è un movimento dal centro verso l’esterno, in quanto tutti i personaggi, orripilati, si allontanano. L’angelo porta in mano una palma, simbolo della passione.

PIAZZA DEL POPOLO
Su questa piazza romana si affacciano ben tre chiese: Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli (note anche come chiese gemelle per la loro somiglianza), e infine la chiesa di Santa Maria del Popolo, la più antica delle tre, che ospita due dipinti del Caravaggio: la “Conversione di San Paolo” e la “Crocefissione di San Pietro”.

CONVERSIONE SI DAN PAOLO

Viene qui rappresentato Paolo, accecato sulla via per Damasco; in origine si chiamava Saul, anche se poi scelse come nome cristiano Paolo, ovvero “uomo dal poco valore”. Abbiamo un punto di vista alquanto particolare, da cui possiamo vedere Saulo per terra, accecato, con le braccia sollevate verso il cielo e verso Dio (in un momento di meditazione) e il cavallo che gli sta sopra: la conversione quindi è già avvenuta.
Anche in questo caso, come nel “Martirio di San Matteo”, la luce riveste un ruolo fondamentale, concentrandosi sui personaggi principali, che prendono tutto il volume della tela, ovvero Saul e il cavallo; rispetto a quest’ultimo possiamo dire che vi è un notevole studio anatomico, in quanto Caravaggio dava molta importanza agli animali.
Lo sfondo è pressoché buio, la luce sembra venire dal centro e sembra artificiale.
Anche in questo caso la tela venne fatta due volte, in quanto la prima (nota anche come Caravaggio Odescalchi, nome della famiglia cui appartiene usato per distinguerla dalla seconda) non fu accettata.

LA CROCEFISSIONE DI SAN PIETRO

A differenza della Conversione, possiamo trovare più movimento, dato dai vari personaggi che si affannano attorno alla croce nel tentativo di tirare su il Santo. Anche qui si può vedere che Caeravaggio è molto sintetico ed essenziale: l’importanza è data dal volto di San Pietro, personaggio che si fa crocifiggere a testa in giù per umiltà (rispetto a Gesù).

IL RIPOSO DOPO LA FUGA IN EGITTO

L’angelo ha una posizione classicheggiante e manierista. Per la prima volta in Caravaggio possiamo vedere uno sfondo particolareggiato, dietro ai personaggi in primo piano: Maria sfinita (particolare che la rende molto umana) la quale regge in braccio Gesù, è Giuseppe, che regge uno spartito musicale sul quale troviamo delle note suonate da un angelo col violino: alcuni musicologi hanno individuato nello spartito un motivetto del musicista fiamminga Noel Bauldewijn, il cui testo recita: “io dormo ma il mio cuore veglia”, parole con cui si indicherebbe per l’appunto Maria e il Salvatore.

MORTE DELLA VERGINE

L’opera fu commissionata dai Carmelitani Scalzi, anche se non venne accettata in quanto rappresentò la Madonna con il volto di una donna che precedentemente era morta affogata nel Tevere, e che molto probabilmente faceva la prostituta. È una scena assai teatrale, in quanto i poersonaggi sono tutti dietro e noi siamo siamo come spettatori. Davanti c’è la Maddalena che piange, mentre il corpo della Vergine è inclinato e ci da l’idea di profondità; il drappo rosso che troviamo in alto ci rimanda alla passione.
Ancora una volta la luce gioca un ruolo fondamentale, in quanto mette in risalto il volto della Madonna, mentre tutti gli altri sono in secondo piano.

DAVIDE E GOLIA

È un dipinto particolare, in quanto la testa mozza di Golia è un autoritratto del pittore stesso: questa rappresentazione è simbolica, in quanto Caravaggio si sentiva un peccatore pieno di vizi, ma allo stesso tempo aveva in sé anche un forte senso di colpa cristiano. Golia ha le braccia aperte, come per esalare l’ultimo respiro, e grazie ad un sapiente gioco di luci ed ombre l’artista mette in risalto solo le parti importanti, adoprando le ombre anche nel volto.
Un altro esempio di autoritratto del Caravaggio può essere il “Bacchino malato”; in questo caso però il giovane rappresentato era molto più disteso e rilassato, a differenza di Golia.

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