Il Manierismo

IL MANIERISMO

Quando Raffaello muore, nel 1520, ha inizio il tardo Rinascimento, o Manierismo. Il termine, coniato da Vasari, è dispregiativo, e sta ad indicare il modo di dipingere in una certa maniera: copiando gli altri. Tuttavia ciò non è del tutto vero, in quanto si cerca di andare avanti e di valorizzare il disegno. Si ricerca quella che è la grazia e la licenza, con cui per grazia si intende l’eleganza, e per licenza il rispetto delle regole.
Per ogni pittore c’è una regola, quindi scompaiono i canoni razionali del Rinascimento (ad esempio proporzioni classiche), ed il tutto è molto soggettivo. Manca quindi l’ordine, l’equilibrio e la razionalità del primo Rinascimento, in quanto vengono a mancare i valori e le sicurezze (a causa del periodo difficile). Ogni pittore cerca, a suo modo, di esaltare la realtà.

JACOPO CARUCCI (detto IL PONTORMO)

Il soprannome è dovuto al luogo di nascita, Pontormo, l’ultima parte del fiume. Ai nostri giorni potrebbe essere definita una persona molto emarginata, il cui malessere interiore veniva riversato sulla tela.

LA DEPOSIZIONE


Si trova nella Cappella Barbadori, progettata da Brunelleschi e poi rimanipolata, nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze. Pontormo ricevette l’incarico di dipingere la tela tra il 1526 e il 1527. Possiamo notare la mancanza di profondità spaziale, la disposizione dei personaggi, che si trovano ammassati uno sopra l’altro e sembrano non avere peso (ciò si può notare, ad esempio, per il giovane in basso che regge Cristo e sta in punta di piedi). Gli sguardi sembrano allucinati, e le figure allungate. In alto a destra troviamo San Giovanni, mentre a sinistra una nuvola, quindi abbiamo un equilibrio di tipo posizionale/compositivo.
La natura è molto scarna, ed i colori innaturali, quasi lividi (in particolare si può vedere il giovane in primo piano con una carnagione assai rossa, dovuta al vestito attillato che indossa, e che sulla pancia diventa azzurra; il panneggio verde in basso sembra privo di volume, non si piega sotto il peso del giovane).
La pittura è costrita, ma nel complesso risulta armonica.

ROSSO FIORENTINO – LA DEPOSIZIONE

Anche lui dipinge una Deposizione (oggi conservata presso la Pinacoteca di Volterra), che però è molto diversa da quella del Pontormo: meno armonica e più tagliente, con la presenza di numerose linee rette, date dalle tre scale prive di un appoggio ben definito, instabili. In alto troviamo Nicodemo (l’uomo con la barba), molto rigido, così come l’uomo che regge le gambe di Gesù. Il corpo di Cristo ha un colore molto innaturale (olivastro). In questo caso possiamo trovare degli accenni alla prospettiva cromatica, ad esempio nel cielo, che in alto è molto scuro per poi diventare più chiaro man mano che si scende verso l’orizzonte. In basso troviamo la Maddalena (molto simile a quella del Masaccio), con degli abiti molto taglienti. San Giovanni è disperato: il suo abito è pesante e contiene i colori complementari; la luce, battendoci, rende ancor più evidente la rigidezza del panneggio. Quest’ultima caratteristica delle vesti la si può trovare anche nella Madonna e nelle due ancelle che la sorreggono.
La luce è molto importante, perché, come in parte accennato in precedenza, determina forme e volumi.

GIULIO ROMANO

Allievo di Raffaello, è ricordato per aver affrescato il Palazzo Te a Mantova.

BARTOLOMEO AMMANNATI

Realizzò il Ponte di Santa Trinita, situato immediatamente dopo Ponte Vecchio. È stato ristrutturato ed inaugurato nuovamente nel 1958, dopo che i tedeschi in ritirata l’avevano distrutto nel 1944. il ponte è costruito sulla base di regole molto ferree. È composto da tre campate, della quali quella centrale è leggermente più grande. La forma di ciasuna campata è data dall’incrocio di due ellissi; nel loro punto di incontro centrale vi è uno spigolo, coperto da un cartiglio di marmo. È considerato uno dei ponti più belli e perfetti dell’Arno (tanto che si pensa il progetto sia stato sottratto a Michelangelo), soprattutto per la grande importanza data ai numeri, come il 6 e il 28, considerati perfetti in quanto sono dati dalla somma di tutti i loro divisori (inoltre erano 28 i cassettoni di ogni anello della cupola del Pantheon a Roma); ad esempio la lunghezza e larghezza del ponte stesso.
I tre archi poggiano su tre piloni, con rostri molto aggettanti, che servivano a proteggere la struttura dai detriti portati durante le piene.

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