Andrea Palladio

PALLADIO

È uno dei migliori architetti del manierismo, e lavorò nel nord-est dell’Italia. Il suo maestro, Trissino, lo fece diventare architetto (prima infatti era solo uno scalpellino); grazie a lui inoltre si recò a Roma, dove conobbe l’arte classica.
Scrisse un trattato, “I quattro libri dell’architettura”, che definì i canoni classici degli ordini architettonici, la progettazione di ville patrizie, di palazzi pubblici e di ponti in legno o muratura.
Dà molta importanza al territorio circostanze e alle regole prospettiche, di cui fa un ampio uso; a suo detto l’architettura dev’essere amalgamata col paesaggio circostante. Durante il suo periodo poi la natura è rivalutata, e molte persone facoltose si trasferirono in campagna (ciò accadde ad esempio anche coi Medici a Firenze, che si spostarono a Palazzo Pitti e al suo Giardino di Boboli).

VILLA CAPRA detta LA ROTONDA

Dal nucleo centrale, che ha una a cubo, si dipartono 4 pronai, in tal modo da coinvolgere nel miglior modo possibile il territorio (soprattutto grazie all’alternarsi di vuoti e pieni nei pronai, che sono esastili, quindi dati da 6 colonne dal fusto liscio e capitello ionico con sopra un timpano dentellato). Si possono trovare accenni all’arte romana nella mastodonticità del nucleo centrale (che è ricoperto da una cupola, in modo da far risuonare meglio il suono, poiché veniva usata per i concerti) e nei due archi laterali a ciascun pronao.

VILLA BARBARO VOLPI

È stata costruita in senso rettangolare, e veniva usata sia come luogo di villeggiatura per il padrone (e quindi di svago) sia come magazzino per gli attrezzi.
Il corpo centrale, rialzato con l’ausilio di alcuni scalini, è l’abitazione vera e propria, mentre i corpi laterali che da essa si dipartono prendono il nome di barchesse e servivano a riporvi gli attrezzi da lavoro; ai lati troviamo due meridiane, che servivano a scandire il tempo e la vita nei campi. La residenza non è ben amalgamata col territorio circostante, in quanto è chiusa da un porticato (chiuso anchesso), con semicolonne di ordine gigante. Le barchesse, al contrario, si amalgamano bene, sono tutte organizzate sopra un porticato e rimandano all’arte romana (impiego dell’arco a tutto sesto); il corpo centrale, al contrario, contiene chiari accenni all’arte greca, come le colonne e il timpano.

PALAZZO DELLA RAGIONE (Vicenza)

Era una basilica (da intendere in senso romano, per cui non luogo adibito al culto di una religione, bensì una sorta di tribunale), e fu modificata da Palladio, che ripropone il modulo con l’apertura a serliana, che da un senso di leggerezza ed è più razzionale, classica, perfetta e misurabile, e non suggerisce pertanto un’idea di mastodonticità. In cima troviamo un cornicione con delle sculture.

CHIESA DI SAN GIORGIO MAGGIORE

Nel suo periodo di attività a Venezia, Palladio contribuisce alla ricostruzione di questa chiesa. Guardandone la facciata, che è molto plastica e complessa e segnata da colonne di ordine gigante, possiamo intuire la struttura interna (si differenzia quindi, ad esempio, dagli Uffizi, in cui il tutto era molto scenografico). Le colonne sono aggettanti, e ci sono delle nicchie con delle statue.

TEATRO OLIMPICO

È uno dei primi teatri all’aperto, anche se entrandovi si ha l’impressione di comunicare con l’esterno. Osservandolo in pianta abbiamo una cavea semiellittica di legno e una scena fissa, architettonica, ripresa dal teatro di Marcello. Osservando la scena frontalmente ci sono 3 ingressi, che danno su una finta città; spostandoci però di lato, possiamo vedere che le aperture sono 5 (in quanto da quella centrale se ne dipartono due). Le strade sembrano molto lunghe, in quanto sono stati adottati alcuni accorgimenti ottici: è leggermente in salita e viene fatto uso della prospettiva accelerata, in quanto le pareti sono rastremate verso il fondo. Il soffitto è in parte cassettonato e in parte dipinto come se fosse un cielo (a inganna occhio o trompe-l’oeil). La scena è costruita come se fosse una serliana (seppur con le tre aperture più distanziate rispetto al solito); le colonne, imponenti, hanno sopra di loro un marcapiano aggettante. In cima alla cavea troviamo un colonnato, del quale le colonne più esterne sono cieche, chiuse, per accentuare l’effetto plastico.
È stato finito, sulla base dei disegni di Palladio, dopo la sua morte.

PAOLO VERONESE

Ha dipinto alcune ville di Palladio. Usava la tecnica ad inganna occhio (parete aperta). Fa uso solamente dei colori complementari, che rendono gli affresci assai luminosi. In alcune delle sue opere la visione è dall’alto verso il basso.

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