Michelangelo

Michelangelo Buonarrotti nacque a Caprese Michelangelo e fu uno scultore, architetto, pittore e scrittore. Dapprima adottò la scultura in togliere, per poi passare al non finito. Dopo il periodo romano (in cui scolpisce Bacco e la Pietà) torna, agli inizi del ‘500, a Firenze, dove i Medici gli commissionano il Davide.

Il David

Doveva rappresentare la libertà di Firenze e andava messo a palazzo Vecchio. Davide, grazie all’intelletto, sconfigge il gigante. Viene usato il canone di Policleto (testa 1/8 di tutto il corpo, staticità, chiasmo). Doveva essere visto dal basso, e se si aggiunge anche il concetto di azione-pensiero si capisce perché fa volutamente la testa (simbolo del pensiero) e la mano (simbolo dell’azione) più grandi. Possiamo notare una grande eleganza nel rappresentare il corpo, attenzione ai muscoli e all’anatomia, il Davide è rappresentato mentre sta pensando prima di tirare il sasso (fronte corrugata). Le statue di Michelangelo non sono mai rappresentate durante l’azione: o prima, o dopo di essa. Il pezzo di marmo da cui ricava la statua era già stato abbozzato da due scultori che però non erano riusciti a ricavarne nulla. Piedi e mani sono ricchi di particolari; ricerca la perfezione nella fisicità. Si trova al Museo dell’Accademia e ne possiamo trovare varie copie a Firenze, ma non solo; nel 2004 infatti il capoluogo toscano ne ha regalata una copia alla città di Gerusalemme, per la celebrazione dei 3 millenni da quando David conquistò la città.

Tondo Doni

Michelangelo mette nella pittura tutta la plasticità che usava nella scultura. La forma del dipinto era innovativa (tonda) e venne fatto come regalo per le nozze di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi. I personaggi sono plastici e il soggetto è la Sacra Famiglia (Madonna, Giuseppe e Gesù) che rappresenta il bene, l’armonia, la fede cristiana, il positivo. In secondo piano ci sono dei personaggi nudi che rappresentano il mondo pagano, non ancora battezzati, la parte negativa (come nell’Adorazione dei Magi di Leonardo). San Giovanni fa da tramite tra il primo ed il secondo piano. La famiglia è nella classica impostazione piramidale, e la Madonna è in torsione. Viene fatto uso dei tre colori primari, ed è importante la luce che determina il volume dei personaggi. Anche qui troviamo molta plasticità, ad esempio nel panno blu che dal bianco passa al nero, tonalità che cambiano dal chiaro allo scuro. La natura di Leonardo era rigogliosa e particolareggiata, mentre quella di Michelangelo è scarna e simile a quella di Masaccio nella Cappella Brancacci (Tributo) a causa del pessimismo. Abbiamo esempi della prospettiva cromatica, ad esempio nel cielo che all’orizzonte schiarisce, mentre la prospettiva aerea non c’è perché lui non fa lo sfumato.

Michelangelo torna poi a Roma, dove papa Giulio II gli commissiona la propria tomba. All’inizio la vuole molto grande e con 40 sculture, ma a causa di costi e lavoro da fare viene ridimensionata 6 volte, e alla fine invece di farla al centro di una chiesa la addossano ad una parete . Le sculture sono inserite in nicchie, che fungono da supporto architettonico, con lesene, non siamo quindi di fronte ad una parete liscia ma ad una elaborata.

Il Mosè

È una statua collocata assieme alla tomba nella chiesa di San Pietro in Vincoli; le altre sculture non sono di Michelangelo. Plasticità dello scultore con il supporto architettonico (marcapiano, sculture inserite nelle nicchie). Il Mosè è una scultura a tutto tondo che esprime una forte energia morale del personaggio. Lingue di fuoco sulla testa (simbolo di Mosè). È rappresentato vecchio e saggio, in torsione (come faceva Leonardo) con le tavole della Legge, seduto e pronto all’azione. Panneggio pesante e ridondante.

Fece anche i due schiavi, ma le due sculture non furono pagate perché non rientravano nel contratto, e allora le regalò a Roberto Strozzi, che nel corso del ‘500 venne esiliato da Firenze in Francia, dove portò le statue e le regalò al re, quindi ora si trovano al Louvre. Le figure sono in torsione, quello ribelle cerca di slegarsi dai lacci, un piede su e uno giù. Quell’altro si toglie la maglia, uomini che sono umani, non sono onnipotenti, sono finiti, ma non per questo smettono di lottare: tutti gli uomini di Michelangelo sono sempre considerati eroi.

Volta della Cappella Sistina

Bramante voleva che fosse designato Raffaello (suo pupillo) a dipingerla, quindi propone che sia Michelangelo ad accingersi nell’impresa sperando che Michelangelo stesso non riesca a farla, mettendo quindi in risalto poi Raffaello che sarebbe arrivato e avrebbe fatto un capolavoro. La volta, che misura ben 500 mq, sembra tutta una struttura architettonica, in realtà è tutto dipinto. Michelangelo suddivide la superficie in tanti riquadri e vele per lavorare meglio, e ci racconta nei riquadri centrali le storie della Genesi. Ci sono medaglioni sorretti da ignudi alternati a riquadroni. Nel primo Dio separa il buio dalla luce, nel 2° crea gli astri, nel 3° separa le acque dalla terra, nel 4° crea Adamo, nel 5° da una costola di Adamo tira fuori Eva, vedi p. 808. Ci sono poi dei capitelli che sembrano reali sorretti da puttini. Riquadri intervallati da marcapiani (tutto ciò sembra di marmo vero, mentre i medaglioni sembrano esser fatti di bronzo). Troviamo poi dei lunettoni attorno alle finestre laterali, nei quali (e nelle vele) ci sono le 40 generazioni prima di Cristo. Nei 4 pennacchi agli angoli ci sono 4 episodi particolari che salvano il popolo di Israele. In basso abbiamo il profeta Giona, l’unico che alza lo sguardo verso Dio, in quanto si dice che si stato nel ventre di una balena e resuscitato dopo 3 giorni, come Gesù. C’è poi anche il profeta Geremia. Le figure hanno tutte o un libro o una pergamena; la sibilla Libica ad esempio ha un enorme libro. Tutti questi personaggi sono su un trono con colonne che sembrano di bronzo. Hanno il corpo in torsione, sono molto massicci e plastici (in particolare, Giona è molto grosso) e sono sorretti da puttini. Tutte le vele, anche se sembrano incise, sono in realtà pitturate. La sibilla Cumana è rappresentata con una forza enorme, sembra un uomo. Viene data molta importanza ai colori, che sono cangianti (cambiano quindi in base ai riflessi). Ogni profeta ha sotto di sé una targa. Per realizzare la volta ci vollero 4 anni, in quanto prima dovette anche fare tutti i cartoni. L’aiutò solo un servitore fedele, per cui alla fine di tutta l’opera gli venne la scoliosi (per la posizione in cui stava tutto il giorno) e un difetto alla vista.

La creazione di Adamo

Abbiamo la figura di Dio racchiusa in un panneggio che richiama la sagoma del cervello umano. Sta dando la nascita ad Adamo, quest’ultimo è ancora molto molle, non vitale. Nel corpo di Adamo abbiamo una spiccata plasticità e troviamo anche qui la poetica negativa, simbolo di pessimismo, nella vegetazione che non è rigogliosa. Possiamo notare in particolare gli ignudi, i personaggi che reggono il medaglione, che sono in torsione e se ne vede bene l’anatomia. I capelli, che sono mossi, sembrano appartenere ad un’atmosfera.

Il Giudizio Universale

Dopo 20 anni fa anche il Giudizio Universale. Non ci sono più i riquadri, in quanto Michelangelo ha ormai acquisito una grande abilità nel gestire la superficie bianca, e abbiamo circa 400 figure sistemate su un fondo azzurro. Al centro c’è Dio con la Madonna e Gesù, più tutti i beati, dall aparte opposta tutti i dannati. In alto troviamo i simboli della Passione (corona di spine, croce e colonna, quest’ultima ci ricorda della colonna della flagellazione di Piero della Francesca). Gli angeli sono seri, quasi pessimisti. Natura scarna, tipica di Michelangelo, da cui si ricava il suo pessimismo. Abbiamo degli angeli che fermano i dannati e non li fanno sconfinare. I personaggi sono delineati da una linea di contorno assai scura, in quanto la pittura andava vista dal basso ed altrimenti non si sarebbe riuscito a distinguere le figure. Michelangelo rappresenta anche sé stesso medesimo, nella figura dell’omino scuoiato, quindi si considera un dannato. In basso rappresenta il classico inferno dantesco, (Caronte, Minosse, lo sfondo con le fiamme e i dannati che si disperano). Michelangelo aveva rappresentato tutti questi personaggi ignudi, dopo un po’ la Chiesa, contrariata da cotanta nudità, ingaggerà Daniele da Volterra per coprire le vergogne con delle brache. Finito questo lavoro Michelangelo tornerà a Firenze, dove avrà a che fare con il nuovo papa, Leone X (appartenente alla famiglia dei Medici), il quale voleva cambiare l’aspetto di Firenze.

Chiesa di San Lorenzo

Abbiamo la chiesa di San Lorenzo, fatta da Brunelleschi, lui ci aggiunge la Sagrestia Nuova, la Cappella Medicea e la Biblioteca Laurenziana.

La cupola della Sagrestia Nuova di San Lorenzo ricorda quella del Pantheon (con 5 file di cassettoni). All’esterno abbiamo il tetto coperto con del cotto sistemato a squame di pesce. All’interno poi riequilibra la Sagrestia Vecchia con quella Nuova, rinunciando però all’intonaco bianco e grigio e bianco in favore del marmo. Ci sono delle nicchie in cui sistema Lorenzo e Giuliano dei Medici, affiancate da paraste scanalate e rudentate che terminano col capitello corinzio. Abbiamo poi anche dei timpani stondati e festoni. Il risultato è altamente plastico. Dalla parte di Giuliano ci sono le allegorie della notte (una donna nuda) e del giorno (un uomo altrettanto nudo). La notte è piena di paure (rappresentate da maschere e civette). Nel sarcofago di Lorenzo c’è invece le allegorie di crepuscolo e aurora, che hanno un andamento più molle e scivoloso, in quanto sono periodi del giorno meno definiti. Nell’altra parete c’è un monumento funebre con 3 sculture, ma solo quella in mezzo è di Michelangelo (una Madonna col Bambino).

Biblioteca Laurenziana

Non abbiamo più uno spazio perfetto, bensì uno che si allarga, con un gusto un po’ barocco. Michelangelo fa solo il progetto (secondo il suo progetto doveva essere in legno), e sarà l’Ammannati a finalizzarla (in marmo). Invece di una sola rampa di scale ne fa 3, il che allarga lo spazio. Abbiamo anche un accenno alla prospettiva accelerata, con gli stipiti delle finestre rastremati verso l’alto. La porta ha ai lati delle colonne binate a fusto liscio e capitello corinzio. Dai banchi sui quali sono poggiati i libri parte una linea, che divide le finestre e continua nel soffitto continua nel soffitto a cassettoni (espansione dello spazio). Essendo una biblioteca, c’era bisogno di tante finestre per far entrare aria e luce: abbiamo quindi delle finestre sulle pareti laterali, che in basso sono reali ed in alto cieche. Troviamo poi delle parti aggettanti (in fuori) che sezionano, squadrano, dividono tutta la parete. C’era poi anche un progetto per una biblioteca che contenesse solo libri rari, anche se quest’ultima non fu mai realizzata. Progettò anche la facciata della chiesa di San Lorenzo, ma pure questa non venne fatta in quanto non si voleva stravolgere l’intento iniziale di Brunelleschi, secondo cui la struttura interna della chiesa doveva essere intuibile sin dall’esterno, e anche perché i costi sarebbero stati proibitivi.

Michelangelo riparte poi per Roma, e qui gli viene commissionata la ristrutturazione di Piazza del Campidoglio. Progetta quindi il Palazzo Senatorio, con il quale chiude la vista del Foro, del Colosseo e altri reperti dell’epoca romana, per sottolineare l’intenzione di voler chiudere con il passato.
Il Palazzo dei Conservatori, molto plastico (parte inferiore vuota, superiore piena). La Piazza è a trapezio invece della classica forma a rettangolo, per avere una visione completa del Palazzo e farlo sembrare più grande.

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