Il Neoclassicismo e il Preromanticismo

Il Neoclassicismo domina in Italia durante l’era napoleonica, si allaccia alla tradizione e si conferma come erede di un certo percorso storico. Negli ultimi decenni del 700 le scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano avevano sollecitato l’ammirazione e la curiosità per le forme dell’arte classica e ad esse si aggiunsero gli studi di arte classica che suscitarono molto entusiasmo per la civiltà e la bellezze antiche. L’archeologo tedesco Winchelmann fu il massimo teorico di questo ideale di bellezza che, secondo lui, l’arte greca aveva raggiunto. Le caratteristiche della bellezza assoluta ed eterna dovevano essere: armonia, equilibrio, dominio delle passioni.

Le teorie di Winchelmann fornirono all’estetica neoclassica i principi fondamentali: l’arte e la letteratura devono mirare al bello ideale, cioè trasfigurare la realtà contingente in forme perfette, in cui non ci sia nulla di eccessivo, di scomposto o grezzo, in cui il calore delle passioni è sublimato in un’armonia pacata di linee, di forme e di suoni. Il neoclassicismo fu declinato in vari modi a seconda degli autori. Alcuni autori guardavano all’antichità dal punto di vista politico; essi, che erano stati protagonisti della Rivoluzione francese, vedevano in Atene, Sparta e Roma un modello di vita repubblicana libera, virtuosa, sobria e forte che volevano far rivivere nel presente identificandosi con gli eroi antichi. Nel periodo dell’impero napoleonico questo neoclassicismo rivoluzionario si trasformò in scenografia grandiosa, da parata tendendo ad identificare il regime napoleonico alle forme imperiali romane. C’è anche un altro tipo di neoclassicismo, quello percorso da malinconia perché sente che l’ideale di armonia che il tempo non può scalfire non è forse più raggiungibile; questo tipo di neoclassicismo non è magniloquente ma è soffuso di rimpianto e nostalgia per qualcosa che non si può far rivivere. Tra gli autori ricordiamo Vincenzo Monti (imitazione dei classici in modo passivo e ripetitivo) e Foscolo (guarda al mondo antico col desiderio di farlo rivivere ma con la malinconica consapevolezza che quel mondo non vivrà più; è ispirato da un’ anima più moderna che si fonde bene col Romanticismo che avrà nella malinconia del passato una delle principali caratteristiche.

Negli ultimi decenni del 700 e nei primi dell’800 si diffondono in Italia alcune opere di autori stranieri che avranno una grande influenza nella cultura italiana. Tali opere sono quelle dell’illuminista Jean-Jacques Rousseau (il romanzo epistolare “Giulia o la nuova Eloisa”), di Samuel Richardson (romanzi epistolari “Pamela” e “Clarissa”) e il romanzo giovanile di Goethe “i dolori del giovane Werther” che ebbe un vasto successo. In queste opere prevalgono le passioni, i sentimenti forti ed eccessivi, l’amore per le cose primitive, esotiche, istintive, per le atmosfere malinconiche e lugubri, cupe e tenebrose dominate dalla presenza ossessiva della morte e la predilezione per una natura grandiosa e tempestosa. Ufficialmente il preromanticismo nasce in Germania col movimento letterario Sturm und drang (Tempesta e impeto); si trattava di un cenacolo di giovani inquieti e ribelli, quasi tutti amici del giovane Goethe che è indubbiamente la personalità più significativa del gruppo. Anche Schiller (autore del “Masnadieri”) e Klinger facevano parte degli Sturmer. Il motivo dominante dello Sturm und Drang era la passionalità primitiva e selvaggia, l’ansia di libertà assoluta contro ogni limite imposto dalle leggi e dalle convenzioni, il culto delle personalità geniali. In inghilterra si diffonde la moda della poesia cimiteriale; gli autori più noti sono Edward Young (il lamento o Pensieri notturni) e Thomas Grey autore di una famosa “Elegia scritta in un cimitero campestre” in cui si celebra il valore delle esistenze oscure degli umili sepolti in un cimitero di campagna. In Italia Ippolito Pindemonte aveva avviato un poemetto i Cimiteri ma, dopo aver letto i Sepolcri di Foscolo (che glielo aveva dedicato) lo abbandonò, per poi riprenderlo in risposta a quello dell’amico. Lo scozzese James Macpherson disse di aver trovato un manoscritto contenente dei poemi di un antico bardo celtico (Ossian III secolo d. C.) e di averli tradotti; li pubblicò e tutti credettero che fossero veri, questi canti ebbero un successo clamoroso. In essi si mescolano l’esaltazione delle virtù guerriere e cavalleresche, secondo il mito del buon selvaggio di Rousseau, le storie di amori infelici e appassionati, la descrizione di paesaggi cupi, di atmosfere tempestose, di visioni spettrali. Il loro successo ci fa capire il bisogno psicologico Il Neoclassicismo e il Preromanticismo appaiono come tendenze culturali antitetiche e inconciliabili, eppure esse si trovano compresenti negli stessi anni, nella personalità dello stesso scrittore e, a volte, perfino nella stessa opera. Nella fine del 700 lo vediamo in Alfieri, lo troveremo ancora in Monti ma soprattutto in Foscolo (il romanzo epistolare l’Ortis è ispirato al Werther di Goethe e quindi preromantico, mentre Le Grazie è considerato il capolavoro supremo del neoclassicismo italiano). In realtà neoclassicismo e preromanticismo hanno una radice comune, sono entrambi i risultati della stessa crisi di fondo, la delusione che nasce dopo la grande speranza dell’Illuminismo, entrambi cercano un’alternativa, seppur diversa, al realtà che delude.

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