Cosa è l’open-source?

Ci sono tante cose difficili da spiegare e da definire e l’open source è una di queste, dato che è un mondo aperto. Iniziamo intanto a dire che ci troviamo nel mondo dei computer, nel continente dei software per la maggior parte. Alla lettera significa “sorgente libera” e molti la definiscono una filosofia, un modo di pensare e di agire incentrato sull’apertura e la libera condivisione e diffusione di idee. In ambito informatico, open-source è un software i cui codici sorgente sono resi disponibili dagli sviluppatori stessi e gli utenti, se vogliono e se le conoscenze lo permettono, sono più che liberi di personalizzare il programma e di apportare modifiche.

Se l’open source è una filosofia, il suo profeta è senza dubbio Richard Matthew Stallman, che negli anni ottanta ha fondato la Free Software Foundation, organizzazione no-profit che promuove e tutela il software libero. Ma cosa predicano? Innanzitutto hanno definito le libertà fondamentali del software ovvero la libertà di eseguire il programma qualsiasi sia lo scopo, di studiare il programma e modificarlo, di distribuirlo in modo di aiutare il prossimo e di migliorare il programma così che tutti possano trarre dei benefici. Pensate cosa può comportare veramente il software libero: niente pirateria, nessuna paranoia nel distribuire software (perché il software proprietario ha delle grandi restrizioni) e soprattutto software di maggiore qualità. Sì, perché tutto è revisionato da diverse migliaia di utenti e soprattutto le modifiche sono libere, quindi se ho un’idea migliore o qualcosa da aggiungere posso farlo liberamente sia sul mio computer che poi rendere il tutto pubblico e magari entrare a far parte del progetto madre. È veramente una figata, ma pensate cosa può portare questa filosofia in altri settori, come in quello medico!

Agli occhi di molti appare l’equazione OPEN SOURCE=GRATIS=PRODOTTO AMATORIALE=PRODOTTO SFIGATO, non è assolutamente così! Analizziamo le varie uguaglianze. Allora il software libero non è per forza gratis (anche se tipo il 90% lo è), la stessa Free Software Foundation specifica che “Free” non vada inteso come “gratuito”, ma “libero”, nel senso che posso anche pagare per il software, ma deve concedermi delle libertà. Non è assolutamente un prodotto amatoriale! Ci sono molti amatori che si occupano di software libero, ma non è la regola, spesso ci sono aziende o università che sviluppano e promuovono il software libero. Il tanto amato Open Office, ad esempio è un prodotto della Oracle, una delle più grandi ed importanti software houses del mondo. Parliamo adesso di Firefox e Chrome/Chromium, entrambi browser open source, cavolo se danno le paste a quel lentone di Explorer, sono entrambi liberi, ma dietro hanno la Mozilla e Google (scusate se è poco).

Di conseguenza utilizzare il software libero non significa solo acquisire la libertà di gestire i propri programmi come si desidera, ma anche supportare una libertà intellettuale basata sullo scambio di conoscenza.

http://www.fsf.org/

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